E Rino di se scrisse...

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E Rino di se scrisse...

Messaggio  Admin il Mer Giu 25, 2008 6:58 am

Come descrivere Rino meglio che con le sue amate parole...che sono sempre rimaste nella nostra mente, come isole dove rifugiarci per fuggire dalla realtà? Allora la parola a lui...



Sono Rino

Sono Rino e sono buono
per la strada per gli amici
quasi sempre io perdono
chiedo sempre cosa dici
alla gente che mi chiede
di far presto negli uffici
vorrei tanto far l'erede
sono nato da suddista
ma qualcuno non ci crede
io non sono comunista
anche se poi faccio lega
D'Ho Cimin(Ho Chi Minh) ed un nazista
in fin dei conti non mi frega
del giudizio della massa
anche se non me lo nega
se m'inquieto poi mi passa
trovo sempre il giusto tono
solo io io pago la tassa

(Rino Gaetano)

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Re: E Rino di se scrisse...

Messaggio  dora il Gio Lug 17, 2008 9:32 am

Non chiedere mai cos'è la vita
a chi l'ha sempre vissuta bene.
Non chiedere mai cos'è la luce
a chi non è mai stato cieco.

Avere tanti soldi
e non sapere chi viene
a rubarli di notte.
Avere una spiaggia
e una sdraio
e raccontare
agli amici le favole.

Nei momenti
di claustrofobia,
quando mi assale
la noiosa apatia,
mi accorgo
di avere un'ombra
davanti alla mia.

Io penso che tutti alla vita posson chiedere di più.
Ma non lo fanno per paura di morire così.

dora

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Re: E Rino di se scrisse...

Messaggio  dora il Gio Lug 17, 2008 9:50 am

POESIE E PENSIERI DI RINO
Io sono morto,
non vedo niente, non sento niente.
Sono morto.
Ma a un dato momento le mie orecchie
incominciano a sentire di nuovo
e sento il prete che fa le sue funzioni
e la sua predicozza.
Poi il prete dice di andarsene
e con lui tutti gli amici e i parenti.
I miei occhi vedono,
vedono che è rimasta la signora padrona di casa
che approfitta di questo ritorno al vuoto
per rimettersi a posto le calze
sbattendomi il piede in faccia.
Allora, giacchè mi tornava anche la parola, le dico:
"Signora, mi scusi ma non credo di essere morto.
La prego, se ne accerti.
Mi masturbi, non dica di no.
Non mi faccia questo torto".
COSTA POCO UN UOMO LIBERO

Il frutto dell'uomo/ non è maturo/ puoi gustarmi/ ancora acerbo/ non vendo aria/ nè parole/ puoi goderti/ una primizia./ Gradirei/ attraversare/ le cascate di miele/ nell'oceano/ vestito di fiori/ solo in testa/ sull'atollo di eros/ volerei./ Costa poco un uomo libero.

IN TEORIA PURA COME DIO

Tu somigli all'acquario comunale/ l'acqua torbida per scimmiottare il mare.


CANZONE D'ESTATE

Sono tanti anni la porto sul collo/ la faccia, non cambia da che sono a mollo/ nella pozzanghera di questa vita/ dove anche tu nuoti con me./ Ho visto che nulla potevo fare fare fare/ tu mi piacevi ti ho detto così./ Io nuoto a farfalla e tu fai la rana/ Agnese o Rossana/ non cambia per me./ Bisogna nuotare lo sai anche tu/ chi nuota da solo poi beve di più./ Ho fatto un corso ho trovato che c'è/ chi nuota col dorso e beve per me./ L'ho vista un giorno per essere franco/ l'amore mio vestita di bianco/ c'era un delfino che la seguiva/ ed il mio cuore batteva e soffriva./ Ma ancora nulla potevo fare fare fare/ aprendo le braccia dissi così./ Io nuoto a farfalla e tu fai la rana/ Agnese o Rossana/ non cambia per me./ Bisogna nuotare lo sai anche tu/ chi nuota da solo poi beve di più./ Ho fatto un corso ho trovato che c'è/ chi nuota col dorso e beve per me

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Re: E Rino di se scrisse...

Messaggio  dora il Gio Lug 17, 2008 9:55 am

Ad un concerto "live" a Bisignano (CS) era la festa del patrono locale, era il mese di Giugno del 1979 Rino, prima di cantare: "CERCO" disse: "Quelli che leggono i libri vanno da quelli che non leggono i libri, i poveracci, e gli dicono: "Qui ci vuole un cambiamento!". E la gente fa il cambiamento. E poi i più furbi di quelli che leggono i libri si siedono intorno ad un tavolo, e parlano, parlano e mangiano! E intanto che fine ha fatto la povera gente? Tutti morti! In un secondo monologo (prima di nuntereggaepiù) disse: "C'è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni! che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno cosa voglio dire questa sera! Capiranno e apriranno gli occhi, anzichè averli pieni di sale! e si chiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di CAPOCOTTA? Io sarò insieme a voi, magari con brani più "seriosi" e mi direte: Rino c'avevi ragione!

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Re: E Rino di se scrisse...

Messaggio  dora il Gio Lug 17, 2008 9:58 am

Quello che più mi interessa è che il mio sarcasmo, la maniera in cui prendo in giro certi capisaldi della nostra società, siano recepiti facilmente dal pubblico e compresi per quello che sono, non ho mai cercato di indorare piccole nè di calacare la mano.

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"Costa poco un uomo libero"...

Messaggio  Admin il Ven Lug 18, 2008 5:38 am

Ringrazio Dora per questi bellissimi post, che ci permettono di capire ancora più a fondo il valore e la vera essenza di Rino Gaetano.
Le sue parole, definite spesso nonsense, da chi non riesce, non a vedere oltre la punta del propio naso ma oltre l'incavo del propio occhio, sono una chiave per poter capire e riflettere sulla società (prendendo in prestito il titolo di un film) di ieri, oggi e domani, nelle parole di Rino è possibile capire la vera essenza delle persone, tante delle quali non riescono invece a comprendere ciò che questo grande cantautore ha voluto dire a loro, ritenendolo quasi, inconcepile, illogico, per la "parestesia" delle loro menti ottenebrate da un "apparente benessere", ed è qui che Rino, diviene incompreso da chi citando lui:" Ha sempre vissuto bene la vita", da chi non riesce a vedere la sofferenza, la tristezza, così chiara e pure per tanti così celata, e come a lui questo è capitato a vari artisti, prendondo ad esempio, tutto il movimento teatrale dell'assurdo con Ionesco, Beckett, Adamov, , dove si cerca tramite l'arte di manifestare l'assurdità dell'esistenza umana, e la comica convinzione dell'uomo di essere la macchina trainante della storia...ma da chi viene capito tutto questo? Da chi possono essere compresi fino in fondo, nella loro essenza primordiale un Van Gogh, un Utrillo, Palazzeschi e Majakovskij ? Non certo da chi nella vita ha avuto tutto...chi non sa che cosa c'è infondo agli occhi di chi soffre e in quel momento la semplicità di Rino così lampante nel suo messaggio agli occhi di chi vive in baracca e mangia una volta, al popolo e alla sua miseria, diventa, enigmatica alla parte benestante o forse "annebbiata", di un Italia divisa in proletari e borghesi così ben descritta in quella Roma di Fellini, tra la festa dei noartri e il secolarismo di Domitilla, ma Rino riesce ad essere ancora più semplice, più bambino più scansonato nel raccontare le difficoltà di un Italia dove "si sta bene e si sta male", dove c'è chi mangia e chi no, Rino riesce ad adoperare solo parole, senza tanti fronzoli, che riescono a portare quella genuintià che non è facile incontrare, naturalità che porta in se il messaggio di chi lotta la vita chiedendo soltanto di mangiare, lavorare per mantenere una famiglia, avere una casa, che desidera soltanto che i diritti che l'uomo ha e che dovrebbero essere uguali per ognuno di noi, siano rispettati invece di essere la prima cosa che viene violata nella vita di tanti, che infondo chiede soltanto la libertà di poter vivere..."COSTA POCO UN UOMO LIBERO"...Grazie Rino...

Di nuovo grazie a Dora per questi post...un bacione... a presto...Libero...

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Intervista sul festival SanRemo 78 a Rino Gaetano (Il Messaggero 30 Gennaio 1978)...

Messaggio  Admin il Ven Lug 18, 2008 6:18 am

Il Messaggero (Lunedì 30 gennaio 1978)


D.: Qualcosa da dire sul Festival, Gaetano?

Certo. Primo: io penso che Luigi Tenco 10 anni fa sia morto di noia perché da 28 anni Sanremo è sempre uguale perché non c'è la buona intenzione di cambiarlo davvero, perché tutti gli artisti, discografici, giornalisti, esperti e organizzatori non hanno mai veramente voluto rinnovarlo. Gli artisti potebbero essere interessati ad un rinnovamento e infatti le poche volte che hanno avuto spazio sono riusciti a cambiare qualcosa.

Ma il Festival resta una passerella e come tutte le passerelle ti offre 3 minuti per fare un discorso che normalmente fai in uno spettacolo di 2 ore. Così devi trovare un sistema: da parte mia ho scelto la strada del paradosso un po' alla Carmelo Bene. Resta il fatto che Sanremo è sempre una manifestazione insuperata: è la sola che va in prima pagina sui giornali e quindi la più grossa anche se è una noia tremenda.

D.: Quest'anno però il Festival a Rino Gaetano è servito perché il suo disco venderà moltissimo.

D'accordo. Ma venderà in modo innaturale, per vie traverse, non è un pezzo da Festival, è solo una canzone da LP e che funzioni grazie a Sanremo è una cosa strana, che non mi convince. Il mercato discografico oggi regge soprattutto perché il prodotto è offerto in una buona confezione, la gente guarda l'esterno e acquista, il contenuto ha un'importanza relativa. Sarà una frase fatta l'avranno detta mille volte ma la realtà è proprio questa: da noi si continua a fabbricare musica come si fabbricano saponette.

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Altra intervista a Rino Gaetano tratta da "Non sparate sul cantautore" (Vol. 2) ...

Messaggio  Admin il Ven Lug 18, 2008 6:21 am

Intervista a Rino Gaetano pubblicata su "Non sparate sul cantautore" (Vol. 2)
paragrafo 4 di Claudio Bernini.

Uno incomincia a cantare per hobby, poi piano piano ti dicono, ah quanto sei bravo, stai andando forte, sei eccezionale, perché non ti fai sentire? Fatti vede' dal medico, no? Nasce così la famosa foga del cantautore, visto che so' riuscito a fare un disco, cercherò di fare sul serio. E ti prende 'sto pallino qui di correre dietro alle idee (...) Diventa un lavoro, che però risponde anche all'hobby. Credo che la fortuna grossa sia questa: il cantautore si sceglie il mestiere da solo.

Io mi ritengo un fortunato, perché faccio una cosa che ho sempre voluto fare. È la stessa soddisfazione di uno che voleva fare il cardiochirurgo e alla fine riesce a lavorare in un ospedale del cuore. È triste quando questo qui che voleva curare i cuori alla fine si ritrova a rispondere alle lettere confidenziali di "Novella 2000".

D.: Ti scrivono delle lettere?

Io credo che scrivano a tutti. In fondo ci si affeziona alla figura del cantante, del calciatore. Tu vedi Bettega e ti immedesimi in lui, quel calcio lì sembra che lo dò io. Magari però in quel momento ho dei dubbi e allora non so, gli scrivo: "Ma senti, Bettega, perchè hai dato un calcio in quel modo lì, col sinistro?" Allora la gente mi scrive per chiedermi perchè buttavo le medaglie a Sanremo.

D.: E perchè le buttavi?

È un'idea che era venuta a me. Guarda, io ho fatto pochissima televisione, ma quando l'ho fatta ho sempre cercato di inventare qualcosa: una volta mi sono portato dietro una biciclettina. Ritorniamo al mestiere del cantante: tu hai tre minuti e gli ammolli 'sto concerto. In questi tre minuti c'è una noia mortale: tu stai lì davanti al microfono, ti metti con le braccia così e incominci a cantare...

Invece io cerco di condensare qualche cosa di più, per divertire: devi fare dello spettacolo, qui nasce l'esigenza di creare delle situazioni sempre più nuove, sempre più vere, che nutrano dei fermenti di soluzione non dico di musica classica ma nel movimento il valore che riporta bla bla. Hai capito?

D.: Ma rende?

Si parte che non rende.

D.: Se lo Stato vi finanziasse...

Potrebbe essere un'idea. Il teatro è finanziato. Se pensiamo che ci sono migliaia di ragazzi che scambiano De Gregori per un altro Pannella, vuol dire che la canzone è molto più importante del teatro. Io non ho mai sentito che Mario Scaccia sia considerato uguale a Pannella; da Scaccia vogliono lo spettacolo, da De Gregori vogliono il comizio. E da Pannella vogliono il concerto: un digiuno in due tempi. Che poi Pannella è l'unico che ha avuto il coraggio di politicizzare la dieta. Questa qui del finanziamento pubblico dei cantautori mi sembra una legge che potrebbe benissimo essere fatta. Poi magari bisognerebbe fare un referendum per abrogarla.

D.: Tu quante persone hai al seguito?

Undici. Io presento al mio pubblico un'azienda di undici persone. Prendi un tassinaro: per fare cinquanta chilometri quanto ti prende? 40.000 lire. Giusto? Per spostarsi di seicento chilometri ti prende 500.000. Giusto? Noi di tassinari ne abbiamo undici. Quindi il nostro prezzo, 1.500.000, è un prezzo coerente: siamo un'azienda di undici persone che fa spettacolo.

D.: Ma esiste una Scuola Romana dei cantautori?

La mania è nata da quelli di Milano, che, convinti che esisteva una Scuola di Roma, hanno inventato una Scuola di Milano: ma a Roma non c'è mai stata. Scusa, ci si ritrovava ogni tanto a suonare al Folk Studio una canzoncina, però alla fine a scrivere le canzoni eravamo ognuno a casa nostra. Sì, ci si vede ogni tanto, ci si telefona: "Ciao Antonello, andiamo a mangiare insieme?" E si parla di calcio.

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Re: E Rino di se scrisse...

Messaggio  dora il Ven Lug 18, 2008 9:51 am

Come al solito hai descritto perfettamente Rino e le sue parole, i suoi messaggi, le sue idee, grazie Rino , grazie a te.

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Re: E Rino di se scrisse...

Messaggio  Admin il Sab Lug 19, 2008 1:48 am

Grazie a te Dora...delle tue parole che ogni volta mi riempono di gioia...grazie...un bacio...Libero...a presto...

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Re: E Rino di se scrisse...

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